Lunedì 14 Giugno ore 19:00 (ingresso a partire dalle 18.30)

Reading poetico di

FRANCO ARMINIO

LETTERA A CHI NON C’ERA. Parole dalle terre mosse

con la partecipazione di Francesco Bevilacqua 

 

Civico Trame e Sistema Bibliotecario Lametino

in collaborazione con Libreria Tavella, Centro Cardiologico Montestanti e Festival delle Erranze e della Filoxenia

 

Durante lo spettacolo verranno proposti passi tratti dai libri editi e inediti dell’autore, che diventeranno oggetto di riflessione e approfondimento da parte dello stesso poeta e “paesologo”. La performance, della durata di circa novanta minuti, rivelerà “l’attenzione al mondo esterno come antidoto alla miseria spirituale dilagante”. L’evento è introdotto dall’intervento di Francesco Bevilacqua, avvocato e naturalista appassionato di storia, nonché “cercatore di luoghi perduti della Calabria”.

 

Ingresso con prenotazione obbligatoria al link:  https://bit.ly/3coPU7N

Tesseramento libero.

 

Franco Arminio

Franco Arminio è nato e vive a Bisaccia, in Irpinia d’Oriente. Ha pubblicato una trentina di libri. Ricordiamo, tra gli altri, Vento forte tra Lacedonia e Candela (Laterza), Terracarne (Mondadori), Cartoline dai morti (Nottetempo) Geografia commossa dell’Italia interna (Bruno Mondadori), Cedi la strada agli alberi (Chiarelettere), La cura dello sguardo, (Bompiani). Sempre con
Bompiani è da poco uscito il suo ultimo libro, Lettera a chi non c’era. Si occupa anche di documentari e fotografia. Come “paesologo” scrive sui giornali e in rete a difesa dei piccoli paesi. Ha ideato e porta avanti La casa della paesologia a Bisaccia e il festival La luna e i calanchi ad Aliano.

 

Lettera a chi non c’era. Parola delle terre mosse

C’è Mario, che aspettava di mangiare la pizza di granturco con la figlia in braccio quando la terra ha iniziato a tremare: ha perso tutto, vive da anni in un container. Ci sono due ragazzi che si baciano in una macchina, il terremoto li coglie in quel momento di dolcezza. C’è Benedetto Croce, che riprende i sensi a notte fonda e si trova coperto dalle macerie fino al collo, e c’è Gaetano Salvemini, che sopravvive alla moglie, ai figli e a una sorella perché si aggrappa all’unica parete che non crolla. Il terremoto del 1980 in Irpinia, che travolse una terra già segnata dall’emigrazione, e la ricostruzione, che produsse tanti guasti ma non ha portato via la grazia antica di quei luoghi. Gli altri terremoti italiani, da quelli di Messina e Avezzano ai più recenti dell’Emilia, de L’Aquila e delle Marche. E in mezzo tante disgrazie collettive, imprevedibili o dovute all’incuria umana: Franco Arminio parte dai suoi luoghi e allarga lo sguardo per rievocarle a una a una, scavando tra le macerie con l’indignazione delle sue prose civili e la dolente tenerezza dei suoi versi. Questo libro è al tempo stesso un inedito catalogo delle nostre fragilità, di tutte le volte in cui la Terra ci ha ricordato che siamo piccoli quanto formiche sul suo grande dorso, e un appello rivolto a chi viaggia distratto attraverso le persone e le cose, perché “quello che è accaduto non è frutto del caso o di una congiura, […] non riguarda solo chi è morto o i suoi familiari, riguarda noi e i nostri figli, riguarda soprattutto chi non c’era.” Arminio chiede con ardore alla letteratura di farsi testimonianza, ci ricorda che l’ascolto e l’attenzione alle parole sono il primo passo per ricostruire la speranza.